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Tavola rotonda “Il 1939 e il cinema”

IL 1939, INIZIA L'APOCALISSE
a cura di Ernesto G. Laura

Il 1° settembre 1939 con l'invasione della Polonia da parte delle armate naziste (complice l'Unione Sovietica) inizia l'apocalisse della seconda guerra mondiale.
Al principio però non ci si rese del tutto conto che stava cominciando appunto un conflitto che per estensione planetaria avrebbe superato la "grande guerra" del 1914 -'18. Sembrò infatti una guerra locale, destinata ad esaurirsi con l'invasione,alla quale né Francia né Gran Bretagna si erano validamente opposte. In particolare in Italia, rodendosi in cuor suo Mussolini di non essere pronto per affiancarsi ai tedeschi prima del '42, come scrive riservatamente a Hitler (deve infatti ricostituire le riserve di uomini e mezzi consumate prima nella conquista dell'Etiopia poi nella guerra civile spagnola), il regime ha interesse a non enfatizzare troppo la portata della guerra presentandola come uno scontro fra tedeschi e polacchi di interesse limitato. Ciò non toglie che per misura precauzionale vengano adottate misure tipiche del tempo di guerra benché il nostro Paese resti neutrale: prove di oscuramento antiaereo nelle città, razionamento della benzina, tessere annonarie.
L'importanza dell'evento tuttavia ha fatto forse troppo sottovalutare alcuni altri eventi del 1939 di notevole portata. Anzitutto la conclusione della guerra civile spagnola con la vittoria definitiva dei nazionalisti di Franco, il che aggiunge un nuovo regime fascista al panorama cupo del continente.
In secondo luogo la conquista italiana dell'Albania, alla quale viene attribuito un particolare status giuridico. Resta infatti uno stato formalmente indipendente, un regno, ma la corona passa da re Zog al re d'Italia Vittorio Emanuele III il cui titolo smisurato è dunque ora: Sua Maestà il re d'Italia e d'Albania imperatore d'Etiopia. Questa unione personale dei due stati cesserà dopo l'8 settembre 1943 quando i nazisti, non riconoscendo più il regno d'Italia bensì solo la Repubblica di Salò, annulleranno l'unione di Italia e Albania sotto il trono dei Savoia, senza peraltro trovare una formula per attribuirla alla RSI.
Il terzo evento decisamente troppo passato nel dimenticatoio è l'inaugurazione in marzo a Montecitorio, al posto della soppressa Camera dei Deputati, della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Non si tratta infatti soltanto di un cambio di nome ma di sostanza. Attuando una delle riforme costituzionali più importanti nella costruzione dello stato totalitario, il fascismo elimina del tutto in questo modo ogni forma di sia pur limitata elettività del Parlamento da parte dei cittadini (già il Senato, anche nell'Italia pre-fascista, era composto per intero da senatori a vita di nomina reale). E' vero che i due "plebisciti" - come erano chiamate nel ventennio le elezioni politiche - del '29 e del '34 erano state elezioni-farsa: si votava infatti, senza poter esercitare alcuna preferenza sui nomi, su un unico "listone" proposto dal governo con un sì o un no in blocco. In teoria, se la maggioranza degli elettori avesse votato no si sarebbero rifatte le elezioni, ma il governo si sarebbe limitato a riproporre un unico listone con qualche modifica nei nomi. E inoltre la campagna elettorale era solo per il si. L'impianto della vecchia democrazia restava comunque in piedi, con un parlamento che votava la fiducia al governo e verso il quale il governo doveva rispondere. La nuova Camera dei Fasci e delle Corporazioni ha invece un mero ruolo di collaborazione con il governo, di ufficio che redige le leggi, tant'è che i parlamentari si chiamano ora "consiglieri nazionali" non essendo più "deputati" dal popolo ma nominati dalle varie corporazioni e dal partito.
Il 1939 è l'anno, infine, in cui, dopo l'emanazione delle leggi razziali del '38, queste vengono applicate con misure progressivamente restrittive ispirate a un evidente malanimo. Si pensi, per esempio, a misure di pura cattiveria come il divieto di pubblicare sui giornali gli annunci funebri dei propri morti o di inserire il proprio nome negli elenchi del telefono o di possedere un apparecchio radio. Fino al giugno dell'anno successivo l'Italia rimarrà in pace: ma la vita degli italiani sarà sempre più minuziosamente controllata anche nella dimensione privata (non si ci può, per esempio, stringere la mano nel salutarsi) nel tentativo di creare quell'«uomo nuovo» di cui parla Mussolini che altro non è che un «uomo-massa» da intruppare come un gregge all'insegna dello slogan sinistro «credere-obbedire-combattere».