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PROIEZIONI PER LE SCUOLE

Die BLEIERNE ZEIT / ANNI DI PIOMBO (Germania, 1981)

REGIA: Margarethe von Trotta
PRODUZIONE: Bioskop Film
DURATA: 106 min
INTERPRETI: Barbara Sukowa (Marianne), Jutta Lampe (Julianne), Rüdiger Vogler (Wolfgang),
SOGGETTO: Ispirato alla storia vera di Christiane Ensslin e di sua sorella Gudrun
SCENEGGIATURA: Margarethe von Trotta
SCENOGRAFIA: George von Kieseritzky
MONTAGGIO: Dagmar Hirtz
MUSICA: Georg Friedrich Handel

LA STORIA: Figlia di un pastore protestante, Marianne (membro della Rote Armee Fraktion) muore in carcere in circostanze dubbie. La sorella Juliane, progressista e femminista, indaga sulla sua morte, dopo averne preso in custodia il figlio. La donna conduce le sue indagini in proprio tentando di demolire la tesi ufficiale ma la stampa se ne disinteressa e lei si ritrova sola. Nel frattempo il figlio della terrorista sopravvive ad un'aggressione incendiaria da parte di sconosciuti riportando serie ustioni. Vorrebbe rinnegare sua madre ma alla fine chiede alla zia di conoscere la verità.

IL FILM: Su un tema che le è caro (il rapporto tra due sorelle), Trotta ha fatto un film di alta tensione morale il cui tema centrale non è tanto il terrorismo nella Germania Federale quanto la presenza del passato e la rimozione che ne hanno fatto i tedeschi per cancellare i loro sensi di colpa. Nella collisione tra il “dentro” privato e commosso di questo rapporto e il “fuori” accidentato della Storia trova momenti in cui etica ed estetica, passionalità e dialettica, commozione e lucidità coincidono senza neutralizzarsi. Ispirato alla storia vera di Christiane Ensslin e di sua sorella Gudrun che nel '77, dopo quattro anni di carcere, trovò la morte per impiccagione nel carcere di Stammheim. (Morandini)



BUONGIORNO NOTTE (Italia, 2003)

Regia: Marco Bellocchio
Produzione: Film Albatros e Rai Cinema
Durata: 105 min
Interpreti: Roberto Herlitzka (Aldo Moro), Maya Sansa (Chiara), Luigi Lo Cascio (Mariano)
Soggetto: Anna Laura Braghetti, Paola Tavella, Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio
Scenografia: Marco Dentici
Montaggio: Francesca Calvelli
Musica: Riccardo Giagni

LA STORIA: Chiara, giovane terrorista delle Brigate Rosse, è coinvolta nel sequestro Moro. Attraverso il suo sguardo viviamo la cronaca di quei 54 giorni che hanno cambiato l'Italia repubblicana. Ma Chiara è divisa tra i rituali della clandestinità e la normalità del quotidiano con i suoi ritmi di sempre. Attraverso un resoconto che mescola la narrazione del romanzo con documenti televisivi originali dell'epoca, il regista rievoca il dramma umano di Aldo Moro e il dubbio che si era fatto strada in una delle brigatiste. Nel film si vedono stralci degli "interrogatori" a cui lo statista fu sottoposto durante la sua detenzione e proiezioni oniriche che culminano, al termine del film, con la sua liberazione. La trama è ripresa liberamente dal libro “Il prigioniero della brigatista” Annalaura Braghetti.

Il FILM: Presidente della DC dal 1976, Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978. Il suo cadavere fu fatto trovare il 9 maggio nel bagagliaio di un'auto in una via Caetani a Roma, equidistante dalle sedi della DC e del PCI. C'è una dimensione onirica femminile in questo Kammerspiel politico con risvolti psicanalitici che racconta la convivenza del prigioniero con i suoi carcerieri. Tra loro c'è Chiara dalla doppia vita, figlia di partigiani. Quando rientra dal lavoro, cucina, stira, dubita, si sente figlia del prigioniero che spia, ha incubi, sogna di fare la cosa giusta. Da bibliotecaria, è in contatto con Enzo che la corteggia e le fa leggere la sua sceneggiatura sull'affare Moro, intitolata come il film (un mezzo verso di Emily Dickinson, uno dei suoi tanti ossimori) e le dice: “L'immaginazione è superiore alla realtà.” Spesso, però, ne rimane sconfitta. È uno dei punti deboli del racconto, come lo sono alcuni degli agganci con la realtà esterna, quella che contrappone la rigidità cadaverica di un sistema politico a quella omicida e irresponsabile dei brigatisti. (Moraldini)



LA BANDA BAADER MEINHOF (Germania, 2008)

REGIA: Uli Edel
PRODUZIONE: Constantin Film Produktion
DURATA: 149 min.
INTERPRETI: Martina Gedeck (Ulrike Meinhof), Moritz Bleibtreu (Andreas Baader), Johanna Wokalek (Gudrun Ensslin), Bruno Ganz (Horst Herold), Jan Josef Liefers (Peter Homann), Alexandra Maria Lara (Petra Schelm), Heino Ferch(Assistente di Horst Herold), Nadja Uhl (Brigitte Mohnhaupt), Hannah Herzsprung (Susanne Albrecht), Niels-Bruno Schmidt (Jan Carl Raspe)
SOGGETTO: Stefan Aust, Uli Edel, Bernd Eichinger
SCENEGGIATURA: Bernd Eichinger
SCENOGRAFIA: Johannes Wild
MONTAGGIO: Alexander Berner
MUSICA: Peter Hinderthür, Florian Tessloff

LA STORIA: Germania occidentale, anni ‘70. Durante una manifestazione pacifica contro la visita di Stato dello Scià di Persia Reza Pahlavi e consorte, la polizia attacca duramente i manifestanti e spara e uccide lo studente Benno Ohnesorg. Ulrike Meinhof, moglie, madre e giornalista militante della sinistra radicale tedesca, scrive articoli di fuoco contro l’intervento americano in Vietnam e in difesa degli studenti liquidati dal governo e dalla stampa come meri teppisti. Dopo l’incendio acceso in un magazzino di Francoforte, Ulrike conosce e intervista in carcere una delle responsabili: Gudrun Ensslin, figlia disinibita di un pastore protestante, madre di un figlio ripudiato e compagna di politica e di cuore di Andreas Baader. Affascinata dalla forza delle loro idee e della loro azione politica, la giornalista aiuta Gudrun a far evadere il suo compagno nella primavera del ‘70. L’evasione di Baader diventa l’atto di nascita della RAF (Rote Armee Fraktion) e avvia la clandestinità della Meinhof.. Baader, Meinhof e Gudrun, rientrati in patria, rapinano le banche e compiono attentati dinamitardi e omicidi per abbattere il capitalismo e lo “Stato maiale”. Inaugurano in questo modo dieci anni di piombo e sangue che li condurranno dritti all’inferno, condannandoli all’isolationsfolter e al suicidio collettivo nella divisione di massima sicurezza di Stammheim.

IL FILM: Questo film del regista tedesco Uli Edel è un’opera complessa e ambiziosa. Nessuno aveva mai provato a sintetizzare la ventennale parabola della RAF, un argomento di certo non facile. Considerando anche i rischi insiti nel trattare un tema così spinoso ed ancora incandescente da un punto di vista storico e di onestà intellettuale ed ideologica. Il film soffre forse di qualche eccesso grottesco e di una certa superficialità nel descrivere le psicologie dei protagonisti.



NEL NOME DEL PADRE (Irlanda,1993)

REGIA: Jim Sheridian
PRODUZIONE: Universal Pictures
DURATA: 133 min
INTERPRETI: Daniel Day-Lewis (Gerry Colon), Emma Thompson (Gareth Pierre), Pete Postelwheit (Giuseppe Colon)
SOGGETTO: Gerry Conlon
SCENEGGIATURA: Terry George, Jim Sheridan
SCENOGRAFIA: Carolina Aimes
MONTAGGIO: Gerry Hambling
MUSICA: Bono, Ray Davies, Bob Dylan, Gavin Friday, Gavin Friday, Gavin Friday, Jimi Hendrix, Mildred J. Hill, Patty S. Hill, Trevor Jones, Phil Lynott, Bob Marley, Sinéad O'Connor, Nino Rota, Maurice Seezer

LA STORIA: In Irlanda, il giovane Gerry Conlon, coinvolto in una guerriglia urbana con gli inglesi e con l'IRA, ripara in Inghilterra con l'amico Paul Hill che, arrestato per un attentato che distrugge un pub e sottoposto a violente pressioni, suo malgrado lo denuncia. Gerry, maltrattato per sette giorni dalla polizia, che minaccia di uccidergli il padre Giuseppe, firma una falsa dichiarazione coinvolgendo due hippy della comune dove si era rifugiato con Hill. La polizia arresta poi la zia Annie ed il padre per favoreggiamento. Dopo un processo iniquo, orchestrato dall'ispettore Robert Dixon, che ha coordinato arresti e interrogatori preliminari, tutti vengono condannati. Dopo 15 anni Gerry e il padre, che dividono la cella, scoprono il vero attentatore, Joseph McAndrew. La polizia non ha voluto riaprire il processo, e Giuseppe, tramite l'avvocatessa Gareth Peirce, cerca di dimostrare la verità. Ma la malferma salute lo stronca, ed il figlio, che in carcere ha imparato ad apprezzarne le qualità umane e morali, ne raccoglie l'eredità. Per un fortuito equivoco, la Peirce, che sta consultando, col controllo di Dixon, il fascicolo di Giuseppe, riesce a prendere visione di quello di Gerry, e trova le prove occultate alla difesa da Dixon al processo, ossia la cruciale testimonianza di un barbone irlandese, Charlie Burke, che ha incontrato Gerry e Paul in un parco londinese la notte dell'attentato, la cui esistenza è stata sempre negata dagli inquirenti, e che avrebbe scagionato tutti gli imputati ed i loro presunti complici. Nel processo che segue, ottenuto anche grazie al vasto movimento d'opinione pubblica sorto attorno al clamoroso caso, emerge la verità e tutti vengono liberati.

IL FILM: Ispirato a una storia vera e tratto dal libro autobiografico Proved Innocence (Il prezzo dell'innocenza) di Gerry Conlon.Nel nome del padre è la storia di un clamoroso errore giudiziario, frutto di un complotto poliziesco, coinvolgente film civile incline al sentimentalismo e alla retorica manichea, vale soprattutto come racconto di formazione nella descrizione del rapporto tra padre e figlio, rinchiusi nella stessa cella. Non mancano i passaggi declamatori o didattici né gli stereotipi della vita carceraria, ma nemmeno le pagine forti, come l'avvio a Belfast, sostenuto nel suo ritmo forsennato dalla musica di Bono-Friday. 7 candidature ai premi Oscar, nemmeno una statuetta. Efebo d'oro ad Agrigento. (Moraldini)

SEGRETI SEGRETI(Italia,1984)
Regia: Giuseppe Bertolucci
Produzione: Istituto Luce
Durata: 93 min
Interpreti: Rossana Podestà (Maria), Giulia Boschi (Rosa), Lina Sastri (Laura), Massimo Ghini (Capitanalo Felici).
Soggetto: Giuseppe Bertolucci
Sceneggiatura: Giuseppe Bertolucci
Scenografia: Osvaldo Desideri
Montaggio: Nicola Baragli
Musica: Nicola Piovani

LA STORIA: A Venezia Laura, terrorista di estrazione alto-borghese uccide un compagno durante un attentato ad un magistrato. È lei il filo conduttore di una storia ambientata all'inizio degli anni '80, che passa attraverso altre 6 donne in un film fondato su una serie di rapporti tra madre e figlia. Dopo l’attentato infatti Laura si rifugia nella villa materna presso Bologna, dove l'accoglie la vecchia tata Gina. In città invece la madre Marta sta passando qualche giorno in una clinica per assistere Renata che ha tentato il suicidio. Da qui si dipana la storia del film. Il terrorismo infatti è soltanto uno dei temi affrontati: è una storia di donne che si parlano e che, dicendosi o strappandosi la verità, si sgretolano. Perfino il magistrato che appare alla fine del film è una donna, Renata, anch’essa alle prese con problemi famigliari.

IL FILM: uno dei primi film italiani sul terrorismo, stupisce per la sua storia che ha il merito di portare sullo schermo queste vicende negli anni ancora caldi dello scontro politico. Bertolucci riesce a tracciare un profilo efficace e convincente della protagonista Laura, indubbiamente colei che ci conduce nel film. È un film di sole donne dove gli uomini hanno solo ruoli secondari. Bravissime le attrici, ha collaborato alla sceneggiatura Vincenzo Cerami.